Il retrobrighting potrebbe accelerare il degrado delle console vintage

retrobrighting dreamcast

Un esperimento condotto su un SEGA Dreamcast dimostra come il trattamento sbiancante possa causare un ingiallimento più aggressivo e danni ai materiali nel lungo periodo.

Per i collezionisti di hardware storico, come il SEGA Dreamcast, il Super Nintendo (SNES) o il NES, l’ingiallimento della scocca è un fenomeno fin troppo familiare. Questa alterazione cromatica non è dovuta alla sporcizia, bensì all’ossidazione degli agenti chimici ignifughi presenti nella composizione delle plastiche utilizzate decenni fa.

Per anni, la comunità del retrogaming ha fatto affidamento su una tecnica nota come “retrobrighting“. Questo processo chimico, che utilizza solitamente perossido di idrogeno e luce UV, è stato a lungo considerato la soluzione definitiva per riportare le console al loro bianco originale. Tuttavia, recenti evidenze empiriche suggeriscono che questa pratica potrebbe essere dannosa per la conservazione a lungo termine dei dispositivi.

Lo YouTuber Shelby Jueden, noto con il nome del canale Tech Tangents, ha recentemente condiviso i risultati di un esperimento involontario durato dieci anni, sollevando seri dubbi sull’efficacia e la sicurezza del retrobrighting. Nel 2015, Jueden aveva applicato il trattamento sbiancante solo su alcune parti di un Dreamcast, lasciando poi la console smontata su uno scaffale per il decennio successivo.

Riesaminando l’hardware oggi, i risultati sono stati allarmanti. Le sezioni di plastica che erano state sottoposte al processo di retrobrighting non solo sono tornate ad ingiallire, ma presentano ora una tonalità ancora più scura e sgradevole rispetto alle parti che non erano mai state trattate. Oltre all’aspetto estetico peggiorato, Jueden ha notato danni strutturali alla superficie, inclusi aloni, macchie e una generale fragilità del materiale.

Questa scoperta suggerisce che l’aggressione chimica necessaria per sbiancare la plastica potrebbe accelerarne il degrado strutturale, rendendo il dispositivo più vulnerabile all’ossidazione futura. Alla luce di questi dati, molti esperti e appassionati stanno riconsiderando l’approccio alla restaurazione: accettare la patina del tempo potrebbe essere la scelta più saggia per preservare l’integrità storica e fisica delle console vintage.

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Alex

Dal Commodore 64 all’Amiga, passando per i cabinati da bar, il mio obiettivo è uno solo: far brillare di nuovo ogni singolo pixel dei nostri ricordi.

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