Come Masakazu Sugimori ha spinto i limiti del GBA per Phoenix Wright: Ace Attorney
L’innovativo uso dell’hardware Game Boy Advance e le sfide personali dietro le musiche che hanno definito il legal drama di Capcom
Se si dovesse stilare una classifica delle colonne sonore più memorabili nella storia dei videogiochi portatili, le musiche di Phoenix Wright: Ace Attorney occuperebbero senza dubbio le posizioni di vertice. Composte originariamente da Masakazu Sugimori per l’uscita esclusiva giapponese su Game Boy Advance (GBA), queste tracce hanno definito l’identità della serie attraverso un mix unico di melodie pop accattivanti e tensione drammatica.
Il percorso di Sugimori verso la creazione di questo capolavoro non fu lineare. Entrato in Capcom nel 1999 quasi per caso, dopo essere stato respinto da Atlus e Square, il suo sogno iniziale era quello di diventare un compositore pop. Tuttavia, dopo aver lavorato al testing audio e a titoli come Breath of Fire IV, fu selezionato per collaborare con il direttore Shu Takumi su un nuovo progetto sperimentale: Gyakuten Saiban (noto in occidente come Ace Attorney).
La sfida tecnica rappresentata dall’hardware del Game Boy Advance fu notevole. La console disponeva di sei canali audio totali: quattro canali PSG (generatori di suoni programmabili) e due canali PCM (modulazione a impulsi codificati). La prassi standard dell’epoca imponeva l’uso quasi esclusivo dei canali PSG per la musica, riservando i canali PCM agli effetti sonori per non sovraccaricare la CPU. Sugimori, insoddisfatto della qualità sintetica dei canali PSG, cercò consiglio presso Atsushi Mori, sound designer di Resident Evil.
Contravvenendo alle convenzioni, Sugimori decise di sfruttare i canali PCM per la musica, permettendo l’inserimento di campionamenti di batteria realistici e accordi complessi impossibili da replicare con la sola sintesi PSG. Questa scelta audace causò non pochi attriti con i programmatori a causa del carico di elaborazione, ma il risultato fu un paesaggio sonoro ricco e “funky” che divenne il marchio di fabbrica della serie. L’uso dei campioni permise di creare quella tensione palpabile e quella ritmica incalzante che accompagnano le fasi di controinterrogatorio.
Dal punto di vista stilistico, Sugimori adottò un approccio eclettico. Senza direttive stringenti da parte di Takumi, il compositore attinse a una vasta gamma di influenze: dal jazz fusion alla musica classica, passando per il pop giapponese e il rock occidentale degli anni ’80. L’obiettivo non era aderire a un genere specifico, ma servire l’emozione della scena. Brani come “Objection 2001” furono concepiti per trasmettere un immediato senso di rivalsa e sicurezza, segnalando al giocatore il momento di svolta nel processo.
Tuttavia, la dedizione al progetto ebbe un costo umano elevato. Verso la fine dello sviluppo, la salute di Sugimori crollò a causa del sovraccarico di lavoro, costringendolo a un periodo di riposo forzato. Sebbene esistano versioni contrastanti su quanto lavoro fosse rimasto incompleto al momento del suo congedo medico, è indubbio che il suo contributo fu determinante per il successo del titolo. Sugimori lasciò Capcom prima dell’uscita del porting per Nintendo DS, che vide le musiche riarrangiate da Naoto Tanaka.
Dopo anni di lavoro freelance e la fondazione della sua compagnia, MUSE SOUND, Sugimori è tornato a collaborare con Takumi per Ghost Trick, scoprendo con sorpresa l’enorme seguito internazionale che le sue composizioni originali avevano guadagnato nel tempo. La colonna sonora di Ace Attorney rimane oggi una testimonianza di come la creatività possa superare le limitazioni tecnologiche, trasformando semplici forme d’onda in emozioni durature.

