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Videogiochi e propaganda politica: il caso del video d’attacco di Trump con le musiche di Sonic

La Casa Bianca finisce al centro delle polemiche per uno spot sui migranti formattato come un videogioco e accompagnato dai temi sonori di Sega

La cultura dei videogiochi retro è solita intercettare la nostalgia, l’arte digitale e la conservazione storica. Tuttavia, la recente pubblicazione di uno spot propagandistico da parte dell’amministrazione Trump ha mostrato un utilizzo decisamente insolito e controverso dell’immaginario videoludico a 16-bit.

Il video, diffuso dai canali ufficiali della Casa Bianca, affronta il tema delle operazioni di deportazione e dei controlli di frontiera, ma lo fa rielaborando le immagini reali attraverso una veste grafica da retrogame. Il tutto, accompagnato da una colonna sonora ben nota agli appassionati: il tema musicale di Sonic the Hedgehog.

Lo clip mostra filmati di interventi delle forze dell’ordine e di detenzioni, rielaborati visivamente con filtri grafici che richiamano lo stile pixel art dei platform degli anni ’90. A scandire la narrazione visiva sono contatori di punteggio, sovrimpressioni a schermo che simulano “livelli completati” e gli effetti sonori o le traccie audio legate al celebre riccio blu di casa Sega.

L’operazione punta a trasformare un tema di stretta attualità politica e sociale in un’esperienza visiva stilizzata, mutuando il linguaggio e i codici tipici del gaming classico per veicolare un messaggio istituzionale.

Le reazioni della stampa e dei media di settore

La scelta di unire l’estetica dei giochi d’infanzia a tematiche legate alla sofferenza umana e alle tensioni migratorie ha sollevato immediate reazioni. La testata specializzata Time Extension, ripresa da diverse voci dell’editoria e del giornalismo videoludico, ha espresso un giudizio durissimo, definendo il filmato come uno dei momenti più sconcertanti e controversi della recente comunicazione politica americana.

Le critiche principali si concentrano su due aspetti:

  • Gamification della realtà: La trasformazione di eventi drammatici in una sorta di sfida a punti rischia di deumanizzare le persone coinvolte, riducendo questioni di diritti umani a dinamiche da videogioco arcade.

  • Uso improprio del patrimonio videoludico: L’impiego non autorizzato (o quantomeno improprio) dell’iconografia di un franchise popolarissimo come Sonic, storicamente associato all’intrattenimento per famiglie e a valori spensierati, per scopi di propaganda politica polarizzante.

Nel settore videoludico, l’uso non autorizzato di colonne sonore o IP coperte da copyright per fini di propaganda politica ha spesso portato a diffide formali o alla rimozione dei contenuti dai social media. Sega non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito all’uso del tema di Sonic, ma la questione legale sui diritti di riproduzione audio nei contenuti governativi/politici rimane apertissima.

L’uso di grafiche a 8 o 16-bit nella comunicazione politica non è del tutto nuovo, ma finora era stato confinato a meme della rete o campagne indipendenti. L’adozione di questo linguaggio da parte di canali governativi ufficiali segna un precedente nella “gamification” della propaganda di stato.

I videogiochi sono un linguaggio universale e, in quanto tale, possono essere piegati a diversi tipi di narrazione. Tuttavia, quando l’estetica colorata e spensierata dell’era 16-bit viene utilizzata per spettacolarizzare la sofferenza umana e le spaccature sociali, il confine tra provocazione comunicativa e mancanza di rispetto diventa estremamente sottile. Un episodio che farà discutere a lungo sia la politica che la community dei videogiocatori.

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Redazione Retroacademy

Retroacademy nasce dall’amore incondizionato per il retrogaming, i computer vintage e tutto ciò che ha fatto la storia dell’informatica e del videogioco.