23 agosto 1991: la macchina su cui è nato il World Wide Web

Tim Berners-Lee NeXT system
Tim Berners-Lee NeXT system

Dall’intuizione al CERN del 1989 alla workstation NeXTcube: come Tim Berners-Lee e la cultura degli standard aperti hanno plasmato la rete moderna.

C’era un cartellino rosso adesivo applicato sullo chassis di magnesio nero di una macchina da cinquemila dollari. C’era scritto, a penna: «Questa macchina è un server. NON SPEGNERLA!».

Se qualcuno al CERN di Ginevra, nel tardo 1990, avesse staccato quella presa di corrente per attaccare un’aspirapolvere, la storia dell’umanità avrebbe preso una piega diversa. Su quel cubo nero stazionato nel fabbricato 31 del laboratorio di fisica svizzero stava prendendo vita una visione che avrebbe ridisegnato la società, l’economia e la mente umana: il World Wide Web.

Il sogno dell’Ipertesto e il caos delle informazioni

Alla fine degli anni ’80, il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) era una babele scientifica. Migliaia di ricercatori da tutto il mondo andavano e venivano, portando con sé computer differenti, sistemi operativi incompatibili e formati di file eterogenei. Trovare una documentazione o capire su cosa stesse lavorando il collega nella stanza accanto era un’impresa quasi impossibile.

Un trentaquattrenne informatico inglese di nome Tim Berners-Lee rimase affascinato e frustrato da questo caos. Ispirato da un vecchio programma personale che aveva scritto anni prima per ricordarsi le associazioni tra persone e concetti (chiamato Enquire, da un manuale di buone maniere di epoca vittoriana), Berners-Lee intuì che la mente umana funziona per associazioni di idee, non per cartelle rigide o archivi gerarchici.

Nel marzo del 1989 redasse un documento intitolato Information Management: A Proposal. Il suo capo al CERN, Mike Sendall, lesse la proposta, scosse la testa e scrisse in cima a matita una frase rimasta celebre: «Vago, ma emozionante» (Vague, but exciting). Non gli diede una risposta formale immediata, ma nel settembre 1990 gli concedette l’autorizzazione per acquistare un computer d’avanguardia su cui condurre gli esperimenti.

L’hardware del miracolo: la workstation NeXTcube

La macchina acquistata da Berners-Lee era un vero gioiello di ingegneria: un NeXTcube, il computer creato da Steve Jobs dopo la sua momentanea uscita da Apple.

ComponenteSpecifiche NeXTcube (1990)
ProcessoreMotorola 68030 a 25 MHz
Co-processoreMotorola 68882 (FPU) a 25 MHz
Memoria RAM16 MB (espandibile fino a 64 MB)
ArchiviazioneDisco rigido SCSI da 400 MB
Sistema OperativoNeXTSTEP 2.0 (basato su kernel Mach e BSD Unix)
DisplayMegaPixel Display 1120×832 (scala di grigi a 4 toni)

Perché il NeXTcube fu decisivo? Non solo per la potenza di calcolo, ma per il suo sistema operativo, NeXTSTEP. Questo ambiente offriva un sistema ad oggetti avanzato e librerie grafiche rivoluzionarie per l’epoca, riducendo drasticamente i tempi di sviluppo software.

Berners-Lee si mise al lavoro nell’autunno del 1990. Sviluppando in linguaggio C e sfruttando l’interfaccia grafica di NeXTSTEP, creò in pochi mesi le tre colonne portanti del Web:

  1. Il primo server web (httpd): il demone software in grado di ascoltare ed elaborare le richieste di documenti indirizzate alla macchina.

  2. Il primo browser ed editor (WorldWideWeb): un’applicazione WYSIWYG che non solo mostrava il testo formattato, ma permetterva agli utenti di modificarlo direttamente.

  3. Gli standard della Rete:

    • URL: l’indirizzo univoco globale per identificare qualsiasi risorsa.

    • HTTP: il protocollo per il trasferimento dei dati ipertestuali su porta 80.

    • HTML: il linguaggio di markup strutturato con supporto ai collegamenti ipertestuali (hyperlinks).

23 Agosto 1991: L’apertura dei cancelli digitali

Il 6 agosto 1991, Berners-Lee pubblicò una breve sintesi del progetto sul newsgroup alt.hypertext, spiegando come configurare un server e accedere ai file. Tuttavia, il momento spartiacque si verificò il 23 agosto 1991.

Fino ad allora, la rete era rimasta ristretta alla comunità scientifica del CERN e ad alcuni centri collegati. Quel giorno di fine estate, l’accesso al server info.cern.ch fu aperto a tutti gli utenti esterni alla rete. Nacquero così ufficialmente i primi internauti: persone che potevano esplorare una rete globale di nodi interconnessi attraverso un semplice browser.

La decisione fondamentale: Il dono del CERN

Se il Web fosse stato brevettato o protetto da licenze commerciali, oggi la rete potrebbe essere frammentata in ecosistemi chiusi gestiti da pochi operatori. A comprendere l’importanza di evitare questo scenario fu anche il collega belga Robert Cailliau.

Insieme a Berners-Lee, Cailliau lavorò affinché la direzione del CERN compisse un passo decisivo: il 30 aprile 1993, il CERN rilasciò ufficialmente il codice sorgente del World Wide Web nel pubblico dominio, royalty-free e accessibile a chiunque a titolo gratuito.

Grazie a questa decisione, sviluppatori di tutto il mondo poterono creare liberamente i propri browser (come Mosaic e Netscape) e lanciare i primi server aziendali e personali, innescando l’esplosione della Rete negli anni ’90.

L’eredità del Cubo Nero

Oggi quel NeXTcube originale è conservato al CERN come testimonianza storica dell’era dell’informazione. Sullo chassis si intravedono ancora i segni dell’adesivo rosso che chiedeva di non spegnere la macchina.

Tim Berners-Lee non ha commercializzato il proprio software in forma esclusiva, scegliendo invece di fondare e dirigere il W3C (World Wide Web Consortium) per difendere la neutralità, la sicurezza e gli standard aperti. La sua visione originale — uno spazio decentralizzato e libero per la condivisione della conoscenza — rimane la lezione più importante della nascita del World Wide Web.

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Alex

Dal Commodore 64 all’Amiga, passando per i cabinati da bar, il mio obiettivo è uno solo: far brillare di nuovo ogni singolo pixel dei nostri ricordi.